La follia dell'Imbianchino, Tae Teatro
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Studio poetico teatrale su Bertolt Brecht a cura di TAE Teatro con Mattia Berta, Alice Castiglioni, Francesca Gatti e Stefano Rozzoni. Regia di Gabriele Gaballo.
Messo in scena per Trevigliopoesia 2011 - festival di poesia e video/poesia all'interno de I cortili della Poesia presso Casa Bacchetta.
Con la performance La follia dell'Imbianchino gli attori hanno ricostruito le tappe fondamentali della vita del noto poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht (1989 - 1956).
Brecht cresce ad Augusta, città di periferia, e sin dalla prima giovinezza si misura con i grandi temi della natura e dell'amore. Egli è attratto dalle cose semplici, insipide, dimesse.
Quando inizia la guerra Brecht prende servizio come infermiere in un ospedale militare.
Egli sviluppa una particolare sensibilità per tutto ciò che viene rifiutato dalla storia e dalla società.
Attraverso un linguaggio crudo ed essenziale ci descrive una realtà degradata e talvolta corrotta.
A partire dagli anni '20 Brecht comincia ad elaborare la teoria del Teatro Epico e si avvicina gradualmente alle teorie marxiste. Quando nel 1933 sale al potere il nazismo è costretto a lasciare la Germania.
Peregrina per 15 anni attraverso molti Paesi, fino a giungere negli Stati Uniti, dove, dopo la fine della guerra, viene messo sotto accusa in seguito all'ondata maccartista.
Torna in Europa e si stabilisce a Berlino Est, dove resta fino alla morte.

Esiste una continuità tra La Follia dell'Imbianchino e la performance Pillole Beat, presentato dalla compagnia l'anno scorso per TreviglioPoesia.
In entrambe le rappresentazioni i poeti parlano del disagio dell'abbandono e della solitudine. I poeti Beat si esprimevano attraverso la provocazione e la trasgressione; Bertolt Brecht colpisce dritto all'anima, non dà la possibilità di non sapere o di non aver visto.
Ne La Follia dell'Imbianchino c'è poco spazio per il riso e lo scherzo. I brevi momenti di ilarità sono immediatamente seguiti da poesie impegnative, che tolgono il fiato e che non permettono di distogliere lo sguardo.
I suoni sono metallici, i toni cupi: i colori che predominano sono il bianco, del candore e della purezza, ed il nero, della morte e del Nazismo.
Brecht ci mostra il vero orrore della guerra, ci mostra la carne e i corpi offesi, tagliati, traditi.
Brecht ci mostra un mondo dove anche l'amore odora di morte.

ultima modifica: 30/03/2013